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Incentivi, finanziamenti e contributi a fondo perduto: le novità della Legge di Bilancio 2022

Incentivi, finanziamenti e contributi a fondo perduto: le novità della Legge di Bilancio 2022

È un anno di interessanti e profittevoli opportunità per le imprese italiane perché tra incentivi e finanziamenti agevolati introdotti con la Legge di Bilancio si aprono nuove strade per la crescita per i 12 mesi del 2022.

Si va dalla sospensione degli ammortamenti dei beni materiali e immateriali al credito d’imposta maggiorato che si allunga solo per Industria 4.0 fino ad arrivare al credito d’imposta per ricerca e sviluppo prorogato ma con aliquote a scalare.

Attivate anche tre misure per le Pmi su transizione digitale ed ecologica, partecipazione a fiere e sviluppo del commercio elettronico all’estero. La Sabatini è stata poi rifinanziata fino al 2027 ma con il ritorno dei contributi frazionati

Le quote di ammortamento non contabilizzate si contano nell’esercizio successivo. Così il piano si allunga di due anni.

Si tratta di una piccola ma decisiva modifica inserita nella Legge di Bilancio 2022 in quanto coinvolge quelle imprese che erano rimaste alla porta sul finire dello scorso anno.

La sospensione degli ammortamenti dei beni materiali e immateriali trova infatti conferma anche per i bilanci 2021, ma solo per le imprese che ne avevano beneficiato nel bilancio 2020 in misura piena.

Allo stesso tempo restano valide tutte le altre disposizioni precedenti in quanto il cambiamento inserito nella legge di Bilancio 2022 si limita a intervenire sull’articolo 60 del decreto legge 104 del 2020. Ecco quindi che le quote di ammortamento non contabilizzate saranno imputate nel conto economico relativo all’esercizio successivo.

Secondo la stessa logica saranno differite le quote successive, allungando il piano di ammortamento originario di due anni. In buona sostanza, la misura è confermata esclusivamente per le imprese che ne avevano beneficiato in maniera piena anche nell’esercizio precedente.

Patent box, la super deduzione dei costi di R&S passa dal 90% al 110% con la Legge di Bilancio 2022

Non sono più attivabili i patent box. Sono salve le opzioni 2020 che si possono comunicare entro febbraio 2022.

Nella lista degli asset agevolati rientrano software, brevetti, disegni e modelli. Fuori dalla lista i marchi e il know-how.

Il patent box agevolava con detassazione del 50% la quota di reddito di impresa ascrivibile all’utilizzo diretto ovvero nella produzione di beni e servizi collocati sul mercato, o indiretto ovvero la concessione in licenza d’uso a terzi, di beni immateriali tutelati o tutelabili.

Con le nuove disposizioni contenute nella Legge di Bilancio, non sono più attivabili i patent box dal quinquennio che parte dall’esercizio in corso alla data di entrata in vigore del decreto legge 146 del 2021 e dunque dal periodo 2021-2025.

La super deduzione dei costi di R&S viene portata dal 90% al 110%, ma scompaiono dalla lista degli asset agevolati i marchi e il know how. La super deduzione può ora essere cumulata con il credito di imposta R&S.

La quantificazione del beneficio è pari al 30,7% del costo sostenuto.

Bonus investimenti, il credito d’imposta maggiorato si allunga solo per Industria 4.0

L’incentivo durerà fino a tutto il 2025. L’inserimento nel Pnrr comporta possibili incompatibilità con altre agevolazioni.

Nel prolungamento del bonus maggiorato, le imprese devono fare attenzione alla compatibilità dell’agevolazione con altri benefici per l’inserimento del Piano Transizione 4.0 nelle misure finanziate dal Pnrr.

La situazione più complessa è sul credito d’imposta per i beni 4.0. L’incentivo dura sino a fine 2025 con il meccanismo della prenotazione.

Per i beni materiali il credito d’imposta è fissato al 20% del costo fino a 2,5 milioni di euro di investimenti, al 10% nello scaglione sino a 10 milioni e al 5% sino al massimo di costi ammissibili di 20 milioni.

Per i beni immateriali c’è un taglio progressivo: il 20% del 2021 resta sino al 2023 per scendere al 15% nel 2024 e al 10% nel 2025 con un plafond di 1 milione per anno.

I limiti sono 2 milioni di euro per i beni materiali e 1 milione per gli immateriali.

Investimenti hi-tech, il credito d’imposta R&S prorogato ma con aliquote a scalare

I massimali sono pressoché invariati e non è stata ripristinata l’agevolazione per la ricerca commissionata dall’estero.

La Legge di Bilancio 2022 ha prorogato la scadenza dei crediti d’imposta per investimenti in ricerca e sviluppo, in transizione ecologica, in innovazione tecnologica 4.0 e in altre attività innovative.

La nuova norma ha diminuito nel tempo le aliquote di calcolo e ha mantenuto i massimali. Nel dettaglio, le modifiche principali sono 3:

  • si rimuove l’originario termine del 2022 di riconoscimento del credito d’imposta;
  • si fissano tempi e percentuali differenziati di riconoscimento del beneficio fiscale, a seconda dell’investimento;
  • si cambia l’obbligo di certificazione delle spese sostenute per il riconoscimento del beneficio fiscale.

Aiuti alle imprese, ai fondi per l’internazionalizzazione altri 1,5 miliardi l’anno fino al 2026

Il 2022 è l’anno dell’attivazione di tre misure per le Pmi con vista sui mercati stranieri.

Riguardano la transizione digitale ed ecologica, la partecipazione a fiere e lo sviluppo del commercio elettronico all’estero.

Sul piatto ci sono 1,5 miliardi di euro per ogni anno dal 2022 al 2026.

La prima misura prevede che almeno il 50% dei fondi – fino a un importo massimo finanziabile è 300.000 euro – vada destinato a investimenti per la transizione digitale. Il resto può essere dirottato su investimenti per la transizione ecologica e la competitività internazionale.

La seconda – partecipazione delle Pmi a fiere e mostre internazionali che possono essere svolte anche in Italia – prevede che almeno il 30% dell’importo (il massimo finanziabile è di 150.000 euro) sia destinato alle spese digitali.

La terza misura (sviluppo del commercio elettronico delle Pmi in Paesi esteri) riguarda la realizzazione di un progetto di investimento digitale per la creazione o il miglioramento di una piattaforma e-commerce per la vendita di beni o servizi prodotti in Italia o con marchio italiano.

Aiuti alle imprese, Sabatini rifinanziata fino al 2027 ma tornano i contributi frazionati

La Legge di Bilancio 2022 porta con sé nuovi fondi che alimentano la Legge Sabatini, ma con una novità rispetto allo scorso anno: la reintroduzione della ripartizione del contributo in più quote annuali.

Entrando ancora di più nel dettaglio, le risorse sono integrate di 240 milioni di euro per gli anni 2022 e 2023. Per poi dimezzarsi a 120 milioni per i tre anni successivi dal 2024 al 2026 e ridursi infine a 60 milioni per il 2027.

Con 150 milioni prende l’avvio il Fondo per il sostegno alla transizione industriale. Ha lo scopo di favorire l’adeguamento del sistema produttivo nazionale alle politiche europee in materia di lotta ai cambiamenti climatici.

Destinatarie della misura sono soprattutto le imprese che operano in settori ad alta intensità energetica.

I fondi sono stanziati per

  • la realizzazione di investimenti per l’efficientamento energetico;
  • il riutilizzo per impieghi produttivi di materie prime e di materie riciclate;
  • la cattura, il sequestro e il riutilizzo di anidride carbonica.

Il nuovo Fondo italiano per il clima finanzia infine interventi, anche a fondo perduto, per soggetti privati e pubblici.

Tutti gli altri contributi per le imprese nel 2022

Contributi per le imprese 2021

Via libera alla copertura del 50% dei costi di consulenza sostenuti dalle Pmi fino al 31 dicembre per l’ingresso nei mercati regolamentati.

L’incentivo, che riguarda le Pmi che si quotano, si riduce a 200.000 euro, rispetto alla misura iniziale di 500.000 euro che scadeva con il 2021.

Rispetto ai costi sostenuti per l’ammissione alla quotazione, le piccole e medie imprese hanno diritto a un credito d’imposta fino alla soglia massima di 200.000 euro, commisurato al 50% dei costi di consulenza sostenuti fino al 31 dicembre 2022.

Il credito d’imposta può essere utilizzato in compensazione e sono stati stanziati 5 milioni di euro per il 2023.

In relazione ai costi sostenuti nel 2022 dalle imprese che decidono di quotarsi, considerato che il limite è di 200.000 euro, e che per il 2023 è stato fissato un plafond di 5 milioni di euro.

La misura è relativa ai costi sostenuti per l’ammissione alla quotazione in un mercato regolamentato o in sistemi multilaterali di negoziazione di uno Stato membro dell’Unione europea o dello Spazio economico europeo.

 

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